1.90.3-RPYUKWQ3YGSWGXW6HJKM7UOBEU.0.1-9
Dopo aver esordito con Siamo Persi, Eleven Joe torna con Senza l’amore che dai, un brano che approfondisce il tema del cambiamento interiore e del tempo che scorre. Un percorso musicale che evolve di pari passo con la crescita personale dell’artista, mantenendo sempre viva una tensione emotiva sincera e autentica. In questo nuovo lavoro, Eleven Joe sceglie di raccontare come l’amore – dato o mancato – possa plasmare la nostra identità, muovendosi tra introspezione e apertura alla speranza.
Abbiamo intervistato Eleven Joe per scoprire come è nato il singolo, come si è evoluto il suo stile e quale direzione sente di voler intraprendere musicalmente.
Come nasce il testo di “Senza l’amore che dai”? C’è stata una frase o un’immagine da cui sei partito?
La nascita di questo brano è stata abbastanza spontanea. Volevo esplorare il concetto di cambiamento, il passaggio del tempo e come l’amore, o la sua mancanza, possa influire su chi siamo. Il titolo stesso, “Senza l’amore che dai”, è un po’ una riflessione su come l’amore che offriamo sia agli altri che a noi stessi, diventa una forza che ci cambia. La scrittura del testo è stata quindi un flusso di pensieri e emozioni che mi ha permesso di mettere in parole un processo interiore che stavo vivendo.
Il brano ha un tono riflessivo ma anche aperto alla speranza: come hai lavorato sull’equilibrio emotivo della canzone?
Il tono riflessivo e la speranza sono aspetti che ho voluto inserire nel brano. Quando si tratta di emozioni intense, è facile cadere nel pesante o nel troppo tragico, quindi ho cercato di non far prevalere un’emozione sull’altra. La speranza non deve mai sembrare forzata, ma emerge in modo naturale, e lavorando sul brano, ho cercato di dosare i momenti di introspezione con quelli di liberazione, per evitare che il brano non risultasse superficiale.
Quanto è importante per te che la tua musica rispecchi la tua crescita personale e non solo quella artistica?
Per me è fondamentale che la mia musica rispecchi la mia crescita personale. La musica è un’espressione di ciò che vivo e sento. Ogni passo che faccio nella mia vita influisce anche sulla musica, ed è per questo che rende tutto più significativo. Credo che il pubblico riesca a percepire questa sincerità e a sentirsi connesso a ciò che esprimo.
Dal debutto con “Siamo Persi” a oggi: come senti che si è evoluto il tuo stile?
“Siamo persi è molto diretta, quasi impulsiva, carica di quel dolore ancora fresco e di una voglia forte di lasciarsi qualcosa alle spalle.
“Senza l’amore che dai”, invece, ha una scrittura più riflessiva.
Il tema del ricordo, della distanza e del tempo che cambia le cose c’è in entrambe, ma nella prima è quasi tutto uguale, mentre nell’ultima c’è più spazio per una crescita.
C’è un artista o un genere che oggi senti più vicino a quello che stai diventando musicalmente?
Oggi, sento che mi sto avvicinando sempre di più a un’identità musicale tra la canzone d’autore e un pop più moderno, con qualche sfumatura più internazionale nei suoni e nella costruzione delle atmosfere.
A Barcellona, città vibrante e ricca di cultura, la scelta del vino a tavola riflette…
Ci siamo abituati a mostrare la vita, forse è arrivato il momento di tornare a…
La cura del verde richiede interventi periodici che possono produrre quantità significative di residui vegetali.…
Nel cuore del borgo di Grimaldi, alle porte di Cosenza, torna il Grimaldi Enoica Co‑Wine…
Barcellona, una città che mescola cultura, storia, arte e tradizione, è una delle destinazioni più…
Le stazioni dell’alta velocità sono luoghi di passaggio continuo. Ogni giorno migliaia di persone arrivano,…