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Venanzio Francescutti riconfermato alla guida di Confcooperative – Fedagripesca Fvg

Venanzio Francescutti, cooperatore vitivinicolo di Casarsa della Delizia, all’unanimità, è stato riconfermato alla guida di Confcooperative – Fedagripesca Fvg per altri quattro anni, durante la recente Assemblea dei soci svoltasi a Codroipo. A collaborare con il suo lavoro, è stato chiamato il nuovo Consiglio direttivo del quale fanno parte: Riccardo Milocco (vicepresidente e coordinatore del comparto pesca), Franco Baiutti, Simone Betto, Ariedo Bront, Filippo Bregant, Daniele Castagnaviz, Renzo Di Tommaso, Bruno Di Fant, Michele D’Andrea, Alessandro Driussi, Nicola Foschiatto, Tomaso Pietro Fabris, Eddi Gomboso, Paolo Gressani, Juri Ganzini, Giorgio Giacomello, Maurizio Masotti, Paolo Pittaro, Pier Vito Quattrin, Gianluca Trevisan, Ivan Volpatti, Livio Salvador, Marino Regeni, Walter De Walderstein e Salvatore Lala.

Attualmente, le cooperative agricole e agroalimentari aderenti al sistema di Confcooperative Fvg sono 131, con 9.773 soci, 1.212 addetti per un fatturato complessivo di 449 milioni di euro. «Il comparto maggiormente in sofferenza rimane quello della zootecnia bovina con un prezzo del latte da troppo tempo non remunerativo e, di conseguenza, stalle che chiudono (sono rimaste “solo” 700), capi in vendita e giovani in fuga (le cooperative del settore che, nel 1980 erano 214, attualmente sono solo 30) – ha sottolineato, tra l’altro, il riconfermato presidente -. La professionalità, la formazione, le competenze imprenditoriali sono fondamentali, oggi, per stare sul mercato ed è per questo che FedAgriPesca si è molto spesa e si sta spendendo tuttora per sostenere le aggregazioni tra imprese, come quelle portate a recente conclusione tra Friulfrut e Friulkiwi e tra l’essiccatoio Vieris e la Morenica Cereali: dove c’è economia, anche i giovani restano in azienda. In questo momento, però, i cambiamenti degli scenari (politici, economici, sociali) sono assai rapidi e, a volte, disorientanti. A livello europeo, non si può cambiare idea in continuazione senza dare certezze alle aziende che hanno la necessità di programmare, seminare, allevare, investire, innovare. La transizione ecologica, probabilmente, è stata innescata un po’ troppo in fretta e con obbiettivi troppo ambiziosi. Ora pare che si voglia buttare a mare ogni cosa per produrre tutto dappertutto, senza regole e limiti. Così non va – è la conclusione di Francescutti -. Serve varare norme razionali, basate sul supporto scientifico e con un occhio particolarmente attento alla sostenibilità economica».

Redattore Travel

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