Non si può morire per il calcio. Eppure è successo a Milano nel giorno di Santo Stefano. “Amava il calcio, ma non ne parlavamo molto perché io tifo Juventus e lui tifava Inter, non so cosa dire, era un ragazzo solare”. Così uno zio ricorda Daniele Belardinelli, l’ultras trentacinquenne, morto travolto da un suv nella zona dove ieri sono andati in scena scontri fra tifosi nerazzurri e napoletani. “Ci incontravamo ogni tanto perché tutti e due lavoravamo nell’edilizia – ha proseguito lo zio – non so cosa sia successo, ho saputo la notizia dal telegiornale”.
Ecco chi era Daniele Belardinelli, il 35enne tifoso interista rimasto ucciso negli scontri prima di Inter-Napoli. Il varesino era già conosciuto alle Forze dell’ordine perché sei anni fa scatenò due ore di guerriglia a Como per l’amichevole estiva con l’Inter. E proprio in quell’occasione, insieme ad altri componenti dei Blood Honour, prese il Daspo per cinque anni.
Nel Varesino era conosciuto anche per i suoi successi con la Fight Accademy di Morazzone nella scherma corta. Campione in tutte le specialità di gara, “coltello”, “giacca e coltello” e “capraia”. Belardinelli era socio di una ditta di pavimentisti e piastrellisti con sede nel Canton Ticino.
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