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I nostri sistemi finanziari corrono i medesimi rischi che hanno messo in ginocchio il sistema bancario in Paraguay?
In generale no, in quanto le nostre banche sono sostanzialmente considerate solide. La Banca d’Italia è una istituzione forte. L’azione di vigilanza e controllo che, tra le sue attribuzioni, svolge nei riguardi degli istituti di credito e degli operatori finanziari è costante, ben salda e severa a quanto mi risulta.
La stabilità, in Italia, dei risparmiatori credo sia ampiamente garantita da un sistema economico che – al netto di manovre di bilancio in deficit, inflazione in aumento, salari che non crescono da trenta anni, P.I.L. che segue andamenti altalenanti, debito pubblico che cresce – può ritenersi immune da scossoni e da minacce sistemiche.
La forte capitalizzazione di importanti colossi bancari italiani li pone in una posizione di conseguente sicurezza sul mercato.
Naturalmente, occorre invece guardare e monitorare con attenzione l’andamento delle piccole banche locali e del credito cooperativo locale le cui ipotetiche crisi finanziarie, seppure non traducibili in uno scenario pericoloso per il Paese, potrebbero però avere effetti devastanti sul territorio di appartenenza e sui correntisti la maggior parte dei quali famiglie e piccole medie imprese.
La vigilanza, sui piccoli istituti di credito, deve essere sempre molto alta anche per il rischio di condotte irregolari. In passato, ho condotto a Napoli una importante indagine in tal senso.
Gli ultimi dati statistici parlano, con riferimento ai medesimi, di redditività contenute e di efficienza produttiva più debole che potrebbero costituire potenziali fattori di rischio.
Sono molto preoccupato per l’andamento, nel nostro Paese, dei dati sull’inflazione saliti al 4,2% a Settembre 2026 con indici in aumento. L’aumento dei prezzi erode e prosciuga i risparmi e gli investimenti generando, conseguentemente, una crisi finanziaria che potrebbe, nel futuro, investire anche gli istituti di credito.
A pagare il prezzo della diminuzione del potere d’acquisto è, sempre, il ceto medio piccolo, i pensionati, i meno abbienti, i sofferenti del disagio economico.
Coloro ai quali la gioia del benessere, termine che letteralmente vuol dire “stare bene”, oggi è negata. Costoro, oggi, chiedono solo di stare bene.
* Riceviamo e pubblichiamo. La crisi del sistema bancario in Paraguay riporta al centro il tema della solidità degli istituti di credito e della tutela dei risparmiatori. Ma l’Italia corre rischi analoghi? Quali sono le garanzie offerte dal nostro sistema bancario e quali criticità meritano maggiore attenzione?
A queste domande risponde il generale Luigi Del Vecchio, che propone una riflessione sullo stato di salute delle banche italiane, sul ruolo della Banca d’Italia, sulle possibili vulnerabilità degli istituti di credito locali e sulle conseguenze dell’inflazione per famiglie, pensionati e imprese. Di seguito pubblichiamo integralmente il suo intervento.
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