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Bonelli e Fratojanni, compagni di poltrona

La coppia più rossa e più verde del Parlamento italiano. Angelo Bonelli e Nicola Fratojanni, co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, vivono di indignazione a tempo pieno, di conferenze stampa davanti ai cantieri e di battaglie apocalittiche sul clima. Ma dietro la facciata da tribuni del popolo, la storia è sempre la stessa: una vita intera dentro il palazzo.

Compagni di lotta, sì, ma soprattutto compagni di poltrona.

 

Nicola Fratojanni, Pisa 4 ottobre 1972, è deputato ininterrottamente dal 15 marzo 2013. Tre legislature. Prima di allora?

Laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Pisa nel 2001. Professione indicata ovunque: “Politico”.

La sua biografia è un manuale del funzionario di partito: inizia la militanza nel movimento studentesco, nel 1992 si iscrive alla sezione pisana del Partito della Rifondazione Comunista, diventa dirigente nazionale dei Giovani Comunisti e coordinatore dal 2002 al 2004. Nel 2004 viene mandato a Bari come segretario regionale del PRC in Puglia, poi assessore alle Politiche giovanili nella giunta Vendola dal 2010 al 2013, quindi direttamente alla Camera.

Fuori dal partito e dalle istituzioni? Zero. Nessuna impresa, nessun lavoro in azienda, nessun cantiere, nessuna partita IVA che abbia prodotto qualcosa. Il classico percorso: dal circolo giovanile alla Regione, dalla Regione alla Camera.

E qui arriva la chicca familiare che tanto piace alla sinistra anti-casta.

 

Fratojanni vive a Foligno con la moglie Elisabetta Piccolotti, ex portavoce dei Giovani Comunisti e dal 2022 deputata di Sinistra Italiana.

Lei, classe 1982, di Camerino. Titolo di studio: Laurea in comunicazione nella società della globalizzazione. Professione dichiarata: Consulente di comunicazione, ma anche qui il curriculum è tutto politico: Giovani Comunisti, Sinistra Italiana, coordinatrice nazionale, poi deputata dal 2022.

Risultato: marito e moglie siedono entrambi alla Camera, entrambi nello stesso gruppo, entrambi con stipendio da parlamentare, entrambi a predicare contro i privilegi. La famiglia Piccolotti-Fratojanni è diventata una piccola azienda familiare a spese del contribuente. Una ditta che produce comunicati stampa.

Quando Silvia Sardone ha ironizzato che la Piccolotti “ci tiene a dire che si è svegliata alle 6 del mattino per andare alla Camera”, ha fotografato perfettamente il distacco: per milioni di italiani svegliarsi alle 5 è normalità, per loro è un evento da rivendicare su Instagram.

 

Angelo Bonelli, Roma 30 luglio 1962, è l’altra metà della premiata ditta.

Il suo impegno civico inizia nelle associazioni ambientaliste e nei Verdi nel 1988. Nel 1990 è eletto consigliere nella XIII circoscrizione di Roma, Ostia, nel 1993 presidente della circoscrizione. Diploma di geometra, poi una carriera tutta dentro: consigliere regionale, Assessore all’Ambiente della Regione Lazio, deputato e Capogruppo dei Verdi nella XV legislatura 2006-2008, presidente della Federazione dei Verdi, poi coordinatore nazionale.

La scheda della Camera lo dice chiaro: Professione: Politician. Ha lavorato nella cooperazione internazionale e come consulente per varie Ong tra cui Saúde e Alegria che opera in Amazzonia, e ha scritto un libro, Good Morning Diossina. Tutto rispettabile, ma tutto sempre dentro il perimetro del circuito politico-associativo finanziato dal pubblico.

Dal 1988 ad oggi: 38 anni di politica continua. Non un giorno in fabbrica, non un giorno a fare il geometra per cui ha studiato.

 

Ecco il punto. Bonelli e Fratojanni sono l’emblema della sinistra che non ha mai lavorato, nel senso produttivo del termine.

Predicano la decrescita, ma sono cresciuti solo loro, di legislatura in legislatura. Predicano il lavoro povero, ma non hanno mai timbrato un cartellino fuori dal Palazzo. Predicano la lotta alle disuguaglianze, ma portano in Parlamento la moglie, raddoppiando il reddito familiare con due indennità da 14 mila euro lordi al mese.

Compagni di facciata, perché la facciata è l’unica cosa che sanno costruire: niente case, niente strade, niente imprese.

Solo conferenze stampa, mozioni e la solita morale a senso unico pagata da chi la mattina si alza davvero alle 5 per lavorare.

Paolo Fedele

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