La ricerca sulle tradizioni gastronomiche il dare colore e sapore al piatto della festa del santo patrono, a quello delle ricorrenze come matrimoni e battesimi, al momento della pausa del lavoro della terra il cibo momento identitario legato alla ricorrenza, alla necessità.
Il mulino diventava il punto di incontro di uomini e donne che sulla testa o a dorso di asino veniva portato il grano da rendere farina per poi impastare e fare i fileja, i tagghiarej, cus cus, frittelle e quant’altro: il mangiare è un atto agricolo sottolineava Wendel Berry. Food from nowhere versus food from somewhere celebre affermazione del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach. Dal 3 Ottobre 1968, al pane viene dedicata la “Giornata Internazionale”, un momento che sacralizza alimento inteso come difesa primaria contro la fame, simbolo per eccellenza del cibo in generale. Fin dall’antichità, nell’area del Mediterraneo, gli abitanti si sono alimentati soprattutto di pane che si accompagna ad un pezzo di formaggio, ad un pugno di ulive, alla cipolla, ad un semplice peperoncino rosso. Come scrive Paolo Palmieri (2007) “l’alimentazione si traduce in una serie di norme di usi e di costumi che dipendono sia dall’ambiente naturale che della struttura culturale locale: prescrizioni, preferenze, tabù, eccessi ed astinenze. Attraverso la preparazione, la distribuzione ed il consumo del cibo, l’uomo si mostra attore nei diversi rapporti sociali esistenti nella sua cultura: con le persone del suo sesso o del sesso opposto, con la famiglia, con la comunità, con i morti, con gli Dei e con il cosmo.” Il pane è stato per secoli non solo alla base dell’alimentazione nella millenaria tradizione del pane possiamo parlare di una vera e propria civiltà del pane.
Una narrazione, che in quasi 300 pagine strutturate in 10 capitoli l’antropologo Pino Cinquegrana entro la fine di ottobre presenterà al suo grande pubblico, dopo l’Oro Verde del Mediterraneo edito da Libritalia, Il Cibo del Mediterraneo attraverso il mito, il culto, la tradizione e anche come questo sia cambiato, negli anni, dall’emigrazione in cui il cibo assume colori e sapori misti alle diverse etnie di contatto. La monumentale opera ospita un profondo quanto ben strutturato dell’antropologo internazionale Prof. Luis Alonso Ponga della Università di Valledolid in Spagna, con il quale Cinquegrana collabora da alcuni anni e non ultimo alla realizzazione di uno studio a più mani sui linguaggi apotropaici e sulla magia quanto delle icono votive e dei calvati.
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