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Transnistria, Mosca prepara il piano B? Shoigu non esclude più nessuno scenario

La Transnistria torna al centro delle tensioni tra Russia, Moldova e Ucraina. La regione separatista filorussa, internazionalmente riconosciuta come parte della Moldova, potrebbe diventare uno dei nuovi punti di crisi ai confini dell’Europa.

A riaccendere l’attenzione sono soprattutto le parole di Sergei Shoigu, oggi segretario del Consiglio di sicurezza russo. In un’intervista dell’aprile scorso, Shoigu ha dichiarato che Mosca è pronta a utilizzare «tutti i metodi disponibili» per proteggere i cittadini russi presenti in Transnistria e che non può essere escluso alcuno scenario, compresi quelli più improbabili.

Una precisazione è però fondamentale: Shoigu non ha annunciato un’imminente annessione della Transnistria alla Russia. Ha lasciato aperta la possibilità di una risposta russa qualora Mosca ritenesse minacciati i propri cittadini o il contingente russo presente nella regione.

Il problema è che la Transnistria rappresenta già una presenza militare russa sul fianco orientale dell’Europa. Secondo analisi recenti, nella regione rimangono circa 1.500-2.000 militari legati alla presenza russa, mentre l’OSCE continua a sostenere una soluzione basata sulla sovranità e sull’integrità territoriale della Moldova.

La situazione è resa ancora più delicata dalla posizione geografica: la Transnistria è una stretta fascia di territorio tra Moldova e Ucraina, a ridosso della regione di Odessa. In caso di escalation, la sua posizione potrebbe assumere un’importanza strategica molto maggiore rispetto alle sue dimensioni.

Anche il fattore energetico pesa. Nel gennaio 2025 la fine del transito del gas russo attraverso l’Ucraina provocò una grave crisi nella regione, che per anni aveva fatto affidamento sulle forniture russe. La Moldova ha progressivamente cercato di diversificare le proprie fonti energetiche e di ridurre la dipendenza da Mosca.

Il quadro, dunque, è più complesso della semplice contrapposizione tra «Stato fantasma» e Russia. Da una parte Chisinau sta cercando di riportare la Transnistria sotto il controllo costituzionale moldavo; dall’altra Mosca continua a considerare la sicurezza della popolazione russa nella regione una questione strategica.

Ed è proprio questo il punto più delicato: la Transnistria non è stata annessa alla Russia, ma Mosca ha pubblicamente evitato di escludere uno scenario di intervento.

Per l’Europa significa che, mentre la guerra in Ucraina continua, esiste ancora un altro territorio altamente militarizzato nel quale una crisi locale potrebbe rapidamente trasformarsi in una questione internazionale.

Redattore Travel

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