Tutto è registrato, archiviato, indicizzato, il web lascia dietro di sé successi, errori, debolezze e cadute con una memoria che spesso è maggiore di quella umana, ma una società veramente civile non può mai accettare che una persona sia per sempre associata al momento più difficile della sua esistenza.
La dignità umana non è un’astrazione dello Stato o dei motori di ricerca o dell’opinione pubblica, è un valore originale e inviolabile che appartiene a ogni persona semplicemente per il fatto di essere una persona, ma nell’era digitale, troppo spesso il passato diventa una condanna perpetua.
Il diritto all’oblio non è il diritto di cancellare la verità, ma il diritto di ristabilire l’equilibrio tra memoria e giustizia. Significa riconoscere che una notizia, sebbene vera, può perdere il suo interesse pubblico nel tempo e trasformarsi in uno strumento di esclusione sociale, professionale e personale.
Nessuno dovrebbe dover rivivere ogni giorno una pagina già scritta quando la vita ha dato loro la possibilità di cambiare, riparare, ricostruire e una democrazia matura non si misura dalla severità con cui punisce, ma dalla capacità di restituire un futuro a coloro che hanno già pagato il loro debito alla giustizia o alla vita.
Internet è una grande conquista dell’umanità, ma non può mai diventare un tribunale permanente. Gli algoritmi non conoscono pentimento, crescita, perdono.; per questo motivo, la legge deve continuare a concentrarsi sulla persona, ricordando che la tecnologia è uno strumento e non un giudice.
Abbiamo bisogno di una nuova cultura digitale, basata non solo sulla libertà di informazione, ma anche sulla responsabilità dell’informazione. Informare significa raccontare i fatti; perpetuare una condanna significa negare la possibilità di rinascita. Ogni nome ha una storia che va oltre un titolo di giornale. Ogni volto racconta una storia che nessun motore di ricerca potrà mai comprendere appieno e così difendere il diritto all’oblio significa, ancor prima di proteggere un diritto legale, difendere l’essenza stessa dell’essere umano.
Una società che non dà una seconda possibilità perde la sua umanità e senza umanità non c’è né giustizia, né libertà, né alcun vero progresso.
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