Dalla musica alle onde gravitazionali, passando per il sogno di osservare l’universo più remoto mai esplorato. È stato un dialogo intenso e carico di emozione quello realizzato dal giornalista e divulgatore scientifico Leonardo Durante con il premio Nobel per la Fisica Takaaki Kajita e con la professoressa Pia Astone, in occasione di un evento dedicato al rapporto tra arte, musica e fisica contemporanea.
Al centro dell’incontro il progetto dell’Einstein Telescope, destinato a rappresentare una svolta epocale nello studio delle onde gravitazionali e nella comprensione dell’universo.
Kajita, insignito del Nobel nel 2015 per gli studi sui neutrini, ha spiegato come il nuovo telescopio europeo potrà rivoluzionare l’astronomia moderna. “Rispetto all’attuale generazione di interferometri – ha dichiarato – l’Einstein Telescope sarà in grado di osservare un universo molto più lontano e molto più antico. Sono certo che darà un enorme impulso alla nostra comprensione del cosmo”.
Un’affermazione che racchiude tutta la portata scientifica di un’infrastruttura considerata strategica per il futuro della ricerca mondiale. L’Einstein Telescope, infatti, sarà dotato di una sensibilità circa dieci volte superiore rispetto agli strumenti attualmente in funzione come Virgo e LIGO. Una capacità che consentirà agli scienziati di “ascoltare” eventi cosmici oggi invisibili, spingendosi fino alle epoche più vicine al Big Bang.
Ma l’intervista non si è limitata agli aspetti strettamente tecnici. Leonardo Durante ha voluto esplorare anche il lato umano ed emotivo della ricerca scientifica, chiedendo al Nobel giapponese quale sensazione provi nel vedere la fisica teorica, spesso percepita come distante dal grande pubblico, dialogare con la musica e con l’arte davanti a un auditorium gremito.
Kajita ha risposto con semplicità e sincerità: “Sono molto felice di poter unire la musica alla nostra attività scientifica. Di solito si pensa che il nostro lavoro non abbia relazione con la musica, ma in questo senso possiamo essere connessi. Sarebbe meraviglioso”.
Parole che hanno dato il tono a una serata in cui scienza e cultura si sono intrecciate in maniera profonda, anche grazie alla presenza simbolica del violino appartenuto ad Albert Einstein, figura centrale sia nella storia della fisica moderna sia nell’immaginario artistico del Novecento.
Successivamente, Durante ha intervistato la professoressa Astone, affrontando il tema delle prospettive scientifiche dell’Einstein Telescope e delle ricadute che potrebbe avere per l’Italia, candidata a ospitare una delle infrastrutture più importanti al mondo nel settore delle onde gravitazionali.
“La nuova generazione di rivelatori avrà una sensibilità dieci volte superiore rispetto a quella attuale”, ha spiegato la scienziata. “Se in questi anni abbiamo iniziato ad ascoltare la sinfonia dell’universo, con l’Einstein Telescope potremo finalmente sentire quasi tutta la musica che il cosmo è in grado di offrirci”.
Una metafora potente, che trasforma la ricerca scientifica in esperienza sensoriale. Secondo Astone, il nuovo strumento permetterà di osservare sorgenti cosmiche mai viste prima, andando più indietro nel tempo e aprendo scenari oggi difficili perfino da immaginare.
“La cosa più importante – ha aggiunto – è che ogni volta che costruiamo strumenti più sensibili scopriamo sempre qualcosa che non ci aspettavamo. Ed è questo il bello della scienza”.
L’obiettivo, ha spiegato, non sarà soltanto quello di perfezionare le teorie esistenti, ma anche di metterle alla prova nei contesti più estremi dell’universo. Un riferimento diretto alla relatività generale di Einstein, che potrebbe mostrare limiti ancora sconosciuti.
“Vorremmo che l’Einstein Telescope riuscisse quasi a tirare le orecchie a Einstein – ha detto sorridendo – trovando quei punti in cui la sua teoria forse non è ancora completa. Sarebbe il modo migliore per andare oltre”.
Tra i momenti più intensi dell’intervista anche la riflessione sulle onde gravitazionali non ancora osservate. Durante ha chiesto quale “suono dell’universo” abbia emozionato maggiormente la ricercatrice in questi anni di studio.
“La mia onda preferita – ha risposto – è proprio quella che non abbiamo ancora ascoltato. Mi piacerebbe riuscire a captare l’onda continua emessa da una stella di neutroni vicina a noi. Nella nostra galassia ce ne sono miliardi, ma non le abbiamo ancora osservate in questo modo. Quando accadrà, sarà una scoperta straordinaria”.
Una risposta che restituisce tutta la tensione ideale della ricerca scientifica: la spinta verso ciò che ancora non si conosce.
“Mi affascina ciò che non abbiamo ancora visto”, ha concluso la scienziata. “Le scoperte fatte finora sono incredibili, ma il vero desiderio è andare oltre”.
L’intervista di Leonardo Durante ha così raccontato non soltanto un progetto scientifico di portata mondiale, ma anche il volto umano della fisica contemporanea: fatto di intuizioni, emozioni, arte, musica e della continua ricerca di nuove domande sull’universo e sul destino della conoscenza umana.
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