Emergenza energetica e sistema sotto stress: l’Italia rischia di trovarsi senza margini di sicurezza in caso di crisi internazionali. A lanciare l’allarme è l’amministratore delegato di Claudio Descalzi, intervenuto all’undicesima edizione della Scuola di Formazione Politica della Lega, con un intervento che riapre il dibattito sulle forniture energetiche e sulla strategia europea sul gas.
Secondo il numero uno di Eni, lo scenario recente ha già mostrato segnali critici: “Nel week end scorso abbiamo avuto 600 stazioni di servizio dove era esaurito il gasolio”, ha spiegato, sottolineando come il problema non sia soltanto legato ai prezzi ma soprattutto ai volumi disponibili.
“Colpa nostra che abbiamo tenuto i prezzi troppo bassi, ma se 600 stazioni Eni rimangono senza gasolio un problema possibile c’è”, ha aggiunto Descalzi, evidenziando la vulnerabilità strutturale del sistema italiano.
Nel suo intervento, l’amministratore delegato ha puntato il dito contro le fragilità storiche del Paese: “Come Italia non abbiamo nostro grezzo, non abbiamo raffinazione potente e quando ci sono emergenze non possiamo più dire andiamo in Germania o negli Stati Uniti”.
Per Descalzi il vero nodo è la capacità produttiva: “Non solo non abbiamo raffinazione ma non abbiamo anche produzione, quindi tutte le incongruenze di questi ultimi 20 anni davanti a questi stress test le paghiamo”.
Un sistema, ha spiegato, che in condizioni di shock internazionale mostra tutte le sue debolezze, soprattutto quando la domanda globale incontra una riduzione dell’offerta.
Il ceo di Eni ha poi allargato il quadro allo scenario internazionale, parlando di una fase definita “tra le più critiche degli ultimi decenni”.
“Quello che è successo nel Golfo è l’evento più importante degli ultimi 40 anni dal punto di vista della caduta dell’offerta: in questo momento mancano 4,5 milioni di barili di prodotti più altri 12 milioni di greggio”, ha dichiarato.
Una situazione che, secondo Descalzi, mette sotto pressione l’intero sistema energetico globale, dove non è più il prezzo a rappresentare la variabile principale, ma la disponibilità fisica delle risorse.
Particolare attenzione è stata dedicata al carburante per l’aviazione: “Il jet fuel è la parte più critica: l’Europa ha un gap e deve importare il 35% del jet fuel”, ha sottolineato.
Meno problematiche, per ora, le benzine, mentre diesel e gasolio restano il punto più sensibile per la competizione globale tra aree economiche.
Il passaggio più politico dell’intervento riguarda il futuro delle forniture europee: Descalzi ha infatti proposto di rivedere la strategia sul gas, chiedendo di sospendere il divieto di importazione previsto per il 2027.
“Penso sia necessario sospendere il ban che scatterà l’1 gennaio 2027 su 20 miliardi di metri cubi di gas che vengono dalla Russia verso l’Europa”, ha affermato, sostenendo che senza quella quota l’Europa dovrà comunque trovare alternative non immediate.
“Per tutte le centrali la flessibilità sulla rete la dà il gas; non la danno le rinnovabili che non si possono spegnere, non la dà il nucleare che non abbiamo”, ha aggiunto, sottolineando come la transizione energetica richieda tempi più lunghi.
Infine, un richiamo alla politica energetica europea: secondo Descalzi è necessario “sospendere o redistribuire l’Ets” per non mettere in difficoltà l’industria, già gravata dai costi dell’energia.
“Non si può essere radicali e dogmatici – ha concluso – ma bisogna avere buon senso in una situazione straordinaria”.
Un intervento che riaccende il dibattito sul futuro energetico dell’Europa e sulla dipendenza dalle importazioni, proprio mentre la crisi internazionale continua a mettere sotto pressione i mercati globali.
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