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Trent’anni di mediazione in Camera Arbitrale di Milano (CAM), l’accordo è raggiunto nel 68% dei casi, in media in 98 giorni​

La Camera Arbitrale di Milano celebra i 30 anni di mediazione presentando dati e risultati: in questi tre decenni ha gestito oltre 17.500 procedimenti per un valore totale di 800 milioni di euro con un tasso di successo alto: l’accordo viene raggiunto nel 68% dei casi. L’accordo pone fine alle controversie e ha il vantaggio di tenere salde le relazioni economiche e commerciali tra le parti. Il procedimento si chiude in media in 98 giorni.

È’ stabile la crescita delle nuove domande depositate: in 4 anni (dal 2022 al 2025) è cresciuta del 6%, passando da 917 domande a 972 nuovi depositi. Sempre in 4 anni sono aumentate le controversie in materia ambientale del 113% (da 15 a 32); è aumentata del 12% la mediazione volontaria, quando sono le parti a scegliere questo strumento (da 186 a 208). Crescono le mediazioni da clausola contrattuale del 64% (da 75 a 123). Le tre materie in cui si fa maggiore ricorso alla mediazione sono quella condominiale che rappresenta sul totale delle mediazioni il 17,2%, la locazione che rappresenta il 12,6%, il contratto d’opera che rappresenta il 9,4%.

Evoluzione dello strumento in 30 anni: CAM ha iniziato ad occuparsi di mediazione nel 1996 ben prima dell’entrata in vigore del D.Lgs 28 del 2010 che ha reso obbligatoria la mediazione su determinate materie. Dal 1996 ad oggi la mediazione, un efficace e rapido strumento di gestione e risoluzione delle controversie, ha conosciuto una profonda evoluzione.

Nel 1996 la conciliazione era considerata uno strumento marginale: gli avvocati raramente partecipavano e il conciliatore non era ancora una figura professionale strutturata. Trent’anni dopo, la mediazione è diventata una componente sempre più rilevante della gestione dei conflitti.

Ieri, oggi, domani: trent’anni di mediazione – l’evoluzione

1996 – L’inizio
Quando la conciliazione muoveva i primi passi, gli avvocati raramente partecipavano agli incontri e lo strumento era spesso percepito come marginale, quasi sperimentale. Veniva utilizzato soprattutto per controversie considerate “minori” e il conciliatore non era ancora una figura professionale strutturata: si confidava più nel buon senso e nella capacità di equilibrio personale che in una formazione specifica. Anche il servizio, spesso gratuito o quasi, rifletteva una forte vocazione sociale ma una limitata valorizzazione della professionalità coinvolta.

2026 – La maturità dello strumento
Oggi la mediazione è uno strumento riconosciuto e sempre più utilizzato. Gli avvocati sono quasi sempre presenti nelle procedure e i mediatori sono professionisti formati e specializzati. È cresciuta la consapevolezza del valore della mediazione nella gestione dei conflitti, anche se in alcuni casi permane la tendenza a replicare dinamiche tipiche del processo. La mediazione richiede competenze specifiche e professionalità consolidate, ma continua talvolta a dover affermare la propria autonomia come modalità pienamente legittima di gestione delle controversie.

Domani – la sfida culturale
La sfida dei prossimi anni sarà consolidare ulteriormente la cultura della mediazione, valorizzandone il ruolo non solo come alternativa al contenzioso, ma come strumento maturo ed efficace per gestire i conflitti in modo più rapido, consapevole e collaborativo.

 

Manuela Croci

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