Fa male al cuore quando si apprende che persone care ci hanno lasciato, richiamati dal Padre. C’è quell’attimo di smarrimento che ti rende poco lucido e, superato l’attimo, la mente corre velocemente a sfogliare pagine e pagine di quell’album della vita che, carico di ricordi, te li fa apparire con la forza prepotente di un temporale tutte insieme nell’incredulità con cui cerchi di superare la notizia appena giunta.
Vittorina Attisani, non era soltanto una vicina di casa, ma rappresentava un mondo di affetti, vicinanza, rispetto, condivisione di momenti della vita che andavano oltre il quotidiano semplice rapporto di vicinato: era un vero e sincero legame famigliare che hanno visto la mia famiglia e la sua, di autentico vissuto, di puro sentimento. Fianco a fianco e pronti a solidarizzare e sostenerci nei momenti di lutti e difficoltà, sempre presenti a vivere le occasioni di gioia che la vita concede anche se brevi.
E così, fin dalla nascita, con i miei fratelli, mia sorella ed io, a vivere come in simbiosi con i suoi figli e con quel galantuomo che era il marito Foca Parisi, grande instancabile lavoratore di cui ricorderemo la bontà e il sorriso, unito ad un carattere aperto e genuino che dava fiducia e infondeva ottimismo.
Un rapporto che ti faceva dire di non sentirti solo e non c’era motivo di bussare alla porta perché sempre aperta, per uno spicchio d’aglio, una cipolla, per un fiammifero per accendere il fuoco. Cose semplici ma di grande portata che rafforzavano i rapporti e la confidenza.
E in quegli Anni ’60, c’era tanto bisogno di fiducia e confidenza, di poter contare su altri e dare sfogo alle proprie paure, raccontare di lontananze e stati d’animo particolari e trovarne conforto. Valori di allora che oggi forse si rimpiangono e che si ricordano ai nostri ragazzi.
Così come le premure di Vittorina nel chiederti, quando salita la scala e di ritorno da Vibo dove si andava a scuola, se avevi bisogno di qualcosa. E mai potrò dimenticare quando la notte di Natale di tanti anni fa, ci invitò a passarla a casa sua, sapendo che eravamo soli senza mio padre in America. E non fu una sola volta.
Cara Vittorina, con voi va via un pezzo del mio cuore ricordando anche Foca ed il caro Enzo. E penserò a voi tutti quando andrò in quel meraviglioso luogo che ci ha visti vivere i nostri momenti di vita comune, là davanti alla chiesa di San Foca. Lo prego ora perché vi accolga nel Cielo per presentarvi davanti al Trono dell’Altissimo. Amen!
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