È doveroso premettere che, con chiarezza e correttezza istituzionale, l’impiego del personale non rientra tra le materie di competenza sindacale, essendo prerogativa esclusiva dell’Amministrazione nell’esercizio del proprio potere organizzativo.
Tuttavia, il benessere familiare ed economico del personale è pienamente materia di attenzione e tutela sindacale. Quando le modalità di impiego producono criticità gravi, diffuse e strutturali, tali da incidere sulla qualità della vita, sull’equilibrio familiare e sulla serenità psicologica del personale, diventa non solo legittimo ma necessario che il sindacato svolga un ruolo di supporto, ascolto e iniziativa, promuovendo momenti di confronto e avanzando proposte correttive.
È su questo piano – quello del benessere e della sostenibilità umana del servizio – che si colloca la presente riflessione.
Negli ultimi anni, la procedura di impiego del personale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costieraha assunto un carattere sempre più rigido e impersonale, producendo criticità profonde all’interno del Corpo, in particolare per il personale non dirigente. Una gestione che, pur formalmente legittima, appare sempre più distante dalla realtà quotidiana vissuta dagli operatori e dalle loro famiglie.
Come emerge anche da analisi, riflessioni e contributi disponibili, il sistema di impiego sembra ormai fondato prevalentemente su criteri numerici, organici, tabelle e somme, relegando il fattore umanoa variabile secondaria.
Una gestione che guarda ai numeri, non alle persone.
L’impiego del personale viene pianificato principalmente in funzione di:
In questo contesto, il personale e le famiglie finiscono per essere trattati come numeri, unità da spostare, compensare o riequilibrare, senza un reale bilanciamento con le condizioni personali, sociali ed economiche dei singoli militari. Anche lo strumento dell’interpello, quando utilizzato, appare spesso meramente formale, alimentando una percezione diffusa di distanza tra Amministrazione e personale.
Le conseguenze di questo approccio sono ormai evidenti:
Quando un sistema di impiego ignora sistematicamente la dimensione umana, il costo viene inevitabilmente pagato dalle persone e dalle famiglie, con effetti indiretti anche sull’efficienza e sulla qualità del servizio.
Le famiglie del personale appaiono sempre più come una variabile contabile, non misurabile e quindi sacrificabile. Eppure, sono proprio le famiglie a garantire la stabilità emotiva e sociale di chi svolge funzioni delicate, complesse e ad alta responsabilità.
Ridurre il benessere a una questione di numeri e somme significa indebolire la motivazione, il senso di appartenenza e, nel lungo periodo, la stessa credibilità dell’Istituzione.
È ormai ampiamente risaputo che una delle principali criticità strutturali riguarda la distribuzione delle posizioni organiche, spesso non coerente con la reale densità di personale e con i carichi operativi dei territori.
Regioni come Puglia e Campania, caratterizzate da un’elevata presenza di personale e da una forte domanda di impiego, continuano a soffrire una insufficiente apertura di posizioni organiche,generando una vera e propria “inflazione” di domande che non trova adeguati sbocchi organizzativi.
L’aumento delle posizioni organiche non può essere affrontato con interventi episodici, ma richiede una policy strutturata, capace di aprire nuovi sviluppi organizzativi e operativi.
In questa prospettiva, il dislocamento di unità maggiori e di strutture complesse in porti strategici ad alta densità di personale rappresenta una soluzione concreta per:
Si tratta di una scelta non meramente organizzativa, ma di equilibrio sistemico, capace di coniugare sviluppo operativo e benessere del personale.
In questo quadro, appare legittimo avviare una riflessione strategica anche sulla formazione, come nel caso della Scuola Sottufficiali della Maddalena. Senza metterne in discussione il valore, una valutazione sull’eventuale redistribuzione dei corsi in altri contesti nazionali potrebbe contribuire alla creazione di nuove posizioni organiche e a un migliore equilibrio territoriale.
In questo scenario, pur nel rispetto delle competenze, il ruolo del sindacato diventa fondamentale come elemento di supporto e confronto. Non per interferire con le scelte di impiego, ma per:
Il confronto non indebolisce l’Istituzione: la rafforza.
In questo contesto complesso, la fiducia del personale è oggi riposta nella sensibilità e nella visione della leadership istituzionale, in particolare nel Comandante Generale della Guardia Costiera, Ammiraglio Liardo, da sempre attento al tema del benessere del personale, e nel Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Berutti Bergotto che sta promuovendo una visione moderna e sostenibile dell’organizzazione militare.
La speranza condivisa è che questa attenzione si traduca in scelte concrete, capaci di superare una gestione fondata esclusivamente su numeri e somme.
La Guardia Costiera non è un insieme di tabelle organiche, ma una comunità di donne e uomini.Rimettere al centro le persone, riconoscere il valore delle famiglie e affrontare il tema del benessere con serietà non è una concessione, ma una necessità organizzativa e sociale. In questa prospettiva, saranno coinvolte le autorità politiche e militari, affinché le scelte future possano coniugare sviluppo operativo, sostenibilità organizzativa e tutela del benessere del personale.
USIM – Unione Sindacale Italiana Marina,
Segreteria Nazionale
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