Il blitz americano a Caracas non è stato solo un’operazione militare: per me è la conferma che, nella geopolitica di oggi, contano i fatti più delle infinite carte e dei trattati.
Mentre in tutto il mondo si continua a dibattere all’infinito sul diritto internazionale, Donald Trump ha scelto di parlare l’unico linguaggio che certi regimi capiscono davvero: quello della decisione. Fermare una minaccia che destabilizzava l’intero emisfero, tra narco-traffico e alleanze con Iran, Russia e Cina, non lo vedo come “imperialismo”, ma come una scelta di sicurezza globale.
Il vero paradosso, secondo me, è europeo. Qui restiamo bloccati da una classe politica che preferisce il “buonismo” diplomatico alla difesa dei nostri interessi strategici. Guardiamo agli USA con invidia o con disprezzo, senza renderci conto che la nostra irrilevanza nasce proprio dall’incapacità di proiettare forza quando serve.
Purtroppo la libertà non arriva per magia dai tavoli dell’ONU: è il frutto di una leadership che sa quando è il momento di smettere di parlare e iniziare ad agire. Chi oggi critica Trump, domani potrebbe essere lo stesso che beneficerà di un mercato energetico più stabile e di un continente più sicuro.
In sostanza: realismo 1, utopia 0.
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