Chi è Catalina Curceanu
Catalina Oana Curceanu è una fisica di fama internazionale, Dirigente di ricerca presso i Laboratori Nazionali di Frascati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Si occupa di fisica nucleare e quantistica, in particolare dello studio delle interazioni fondamentali e dei sistemi complessi. È responsabile di importanti esperimenti internazionali, autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e attiva anche nella divulgazione, con l’obiettivo di rendere comprensibili al grande pubblico fenomeni fisici spesso percepiti come lontani dalla vita quotidiana.
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La notte di Capodanno a Crans-Montana, rinomata località alpina svizzera, si è trasformata in una delle tragedie più gravi degli ultimi anni. Un’esplosione seguita da un incendio devastante ha colpito il bar-discoteca Le Constellation, causando decine di morti e oltre un centinaio di feriti, molti dei quali giovanissimi. La Procura svizzera indaga per incendio e omicidio colposi, mentre emergono elementi sempre più chiari sulla possibile dinamica dell’accaduto.
Secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche nazionali, l’incendio sarebbe stato innescato dalla schiuma insonorizzante del soffitto, materiale altamente infiammabile. Due fotografie diffuse dall’emittente francese BFM TV, scattate poco prima del rogo e inviate da alcuni sopravvissuti, mostrano il locale gremito durante i festeggiamenti: bottiglie di champagne accompagnate da fontane luminose pirotecniche, accese in prossimità del soffitto di legno del locale.
A spiegare cosa potrebbe essere accaduto dal punto di vista fisico e chimico è la Dott.ssa Catalina Curceanu, che dalla sua pagina Facebook richiama un fenomeno noto agli specialisti ma spesso sottovalutato: ‘il flashover’.
Il flashover non è la semplice propagazione di un incendio, ma una transizione improvvisa e violenta: l’energia termica accumulata in un ambiente chiuso porta quasi simultaneamente tutti i materiali combustibili alla temperatura di auto-ignizione. Non è il fuoco che avanza, ma in pochi secondi, l’intero volume della stanza prende fuoco. Dal punto di vista fisico, il processo è legato all’irraggiamento termico delle fiamme e dei gas caldi, all’accumulo di gas combustibili prodotti dalla pirolisi dei materiali e alla scarsa ventilazione, che favorisce l’aumento della temperatura. Nel caso di Crans-Montana, le scintille delle fontane pirotecniche, portate vicino al soffitto, avrebbero incendiato il rivestimento isolante, dando origine a un incendio che ha rapidamente superato una soglia critica. La dott.ssa sottolinea, inoltre, che anche la chimica della combustione contribuisce a spiegare la violenza dell’evento. La combustione è una reazione esotermica tra idrocarburi e ossigeno che libera grandi quantità di energia. In un ambiente chiuso, l’ossigeno inizialmente disponibile può limitare l’incendio; ma la rottura di finestre e aperture durante la fuga ha probabilmente causato una immissione improvvisa di aria, alimentando il fuoco e accelerando il flashover.
Come sottolinea Catalina Curceanu, comprendere come e perché possa verificarsi un flashover non è un esercizio accademico riservato ai manuali di fisica o di ingegneria antincendio. Significa, molto concretamente, progettare meglio gli edifici, scegliere materiali meno infiammabili, studiare con attenzione la ventilazione degli ambienti chiusi e soprattutto predisporre sistemi di evacuazione rapidi, intuitivi ed efficaci.
Alle analisi di Catalina Curceanu, che spiegano con rigore cosa sia accaduto dal punto di vista fisico e chimico, sento il dovere di aggiungere alcune riflessioni personali. L’immissione improvvisa di grandi quantità di aria fresca provoca un rapido aumento della concentrazione di ossigeno, alimentando violentemente la combustione. In un ambiente già surriscaldato e saturo di gas combustibili prodotti dalla pirolisi dei materiali, questo può accelerare il raggiungimento della soglia critica e favorire l’innesco del flashover. Ovviamente si tratta di una reazione istintiva, e non di un errore delle vittime, soprattutto in assenza di vie di fuga sicure. Quello che mi colpisce, invece, è che dalle immagini e dai video, emerge chiaramente che alcuni ragazzi abbiano sottovalutato il pericolo e cercato di filmare tranquillamente la scena con il cellulare invece di mettersi in salvo: non si tratta di un giudizio morale, ma della dimostrazione di una scarsa preparazione al rischio e all’uso improprio dei dispositivi in situazioni di emergenza. In un incendio in ambiente chiuso, ogni secondo è prezioso e non bisogna perdere tempo.
A queste considerazioni si unisce il sentimento di profondo cordoglio: ci stringiamo al dolore delle famiglie colpite da questa tragedia, nella speranza che la comprensione scientifica di quanto accaduto possa contribuire a prevenire simili tragedie in futuro.
Giuseppe Fiamingo
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