Ieri sera, mentre in Medio Oriente si festeggiava un evento storico — la firma dell’accordo di pace e la resa dei miliziani di Hamas — negli studi televisivi italiani si respirava tutt’altro clima.
Musi lunghi, sguardi persi nel vuoto, toni da veglia funebre. No, non era Al Jazeera né Irib. Era La7, era Piazza Pulita.
Mentre in Israele e a Gaza esplodeva la gioia per la fine di un incubo, in studio si masticava amaro, si cercavano colpe, si analizzavano “sfumature”, come se la pace fosse diventata una brutta notizia.
Davvero incredibile: quando arriva la guerra, si grida allo scandalo; quando arriva la pace, si abbassa lo sguardo.
Un copione già visto: il dispiacere di chi, di fronte a un mondo che prova a ricucire, preferisce restare a strappare.
Ma questa volta la storia ha deciso di voltare pagina — con o senza il loro applauso.
Quando una persona perde la vita in un incidente stradale, per i familiari si apre…
Angelo Bonelli ha trovato il nuovo cavallo di battaglia: l'Irpef. Secondo lui il taglio del…
Aprire un’attività a Roma significa confrontarsi non solo con la definizione dell’idea imprenditoriale, ma anche…
La pergotenda per terrazzi e giardini è una soluzione sempre più apprezzata da chi desidera…
Niccolò Biancalani, medico pratese di 44 anni, è il nuovo segretario nazionale della Federazione Italiana…
La corsa alla presidenza francese si sviluppa attorno a una contraddizione sempre più evidente: Marine…