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Addio a Pippo Baudo: il custode gentile della nostra memoria televisiva

Militello in Val di Catania, 7 giugno 1936 – Roma, 16 agosto 2025. Non si può dire che sia scomparso Pippo Baudo: piuttosto, è entrato a far parte di quella memoria collettiva che ha contribuito a costruire, con la sua voce, il suo portamento, il suo sguardo acuto sul futuro della TV italiana.

Un viaggio tra varietà e fiducia

Dalla sua prima apparizione su Rai nei primi anni Sessanta, Baudo ha tracciato percorsi inattesi nel cuore del pubblico. Ha condotto show leggendari come Settevoci, Canzonissima, Fantastico, Domenica In, Novecento e Varietà — programmi che non si limitavano a intrattenere, ma accompagnavano famiglie, riflessioni, sogni, generazioni.

Tredici Festival di Sanremo, record indiscusso da chi non solo conduceva, ma spesso dirigeva artisticamente il palco più ambito della canzone italiana — cinque di fila, tra 1992 e 1996 — un dominio elegante e silenzioso nel cuore della kermesse.

Tanto più che un imparziale custode di talenti

Ma il suo lascito non si misura solo in numeri. La vera eredità è fatta di nomi oggi familiari: Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Andrea Bocelli, Laura Pausini, Giorgia, Beppe Grillo, Elio e le Storie Tese — solo per citarne alcuni. Uomini e donne le cui carriere, per un motivo o l’altro, prendono il volo grazie allo sguardo lungo di un uomo che credeva nel potere trasformativo della televisione.

Maestro della semplicità – e del “nazional-popolare”

Il 21 settembre 2021 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha insignito della massima onorificenza civile italiana, il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Non fu solo un riconoscimento di carriera, ma di ruolo: punto d’incontro tra cultura alta e popolare, capace di parlare a tutti senza banalizzare.

I vertici Rai lo hanno sempre ricordato come “inventore di televisione”, artefice di una forma di comunicazione che unisce, piuttosto che dividere: “ha nobilitato il termine ‘nazionalpopolare’”, riconoscendo in lui un ponte tra l’intrattenimento e l’identità nazionale.

Un uomo dietro le quinte: umile, discreto, presente

L’ultimo saluto è arrivato nella serenità di un ospedale romano, circondato da chi gli voleva bene. Si è spento così, con la stessa dignità con cui ha sempre agito sul palco: con discrezione e affetto.

Nessuna luttuosa retorica, ma uno scivolare delicato dal presente a quel silenzio che porta con sé la storia di un uomo che ha reso la televisione un rito collettivo, un abbraccio quotidiano.

“Maestro” non per vanità, ma per verità

Fiorello, chiamandolo “maestro”, non l’ha detto per eleganza: “Hai seminato benissimo. Hai tracciato la strada e noi la stiamo seguendo tutti quanti.” Quelle parole, pronunciate durante una festa per il suo compleanno, risuonano ora come testamento.

E il nome “Superpippo”? Non era trucco: era affetto, ammirazione, consapevolezza di una figura che ha sollevato i programmi con sobrietà, cultura, passione.

Pippo Baudo non è solo un nome nella storia della TV: è una sensazione arcaica quanto moderna, la certezza che esista un modo gentile di essere protagonisti. Buon viaggio, maestro.

I

 

 

Domenico Nardo

Presidente dell'"Associazione Culturale Rachele Nardo-LLFF", avvocato, docente di discipline giuridiche ed economiche presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, scrittore, conduttore radiofonico.

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