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San Rocco di Roccamontepiano nella provincia di Chieti: il 16 agosto la grande festa ….vi aspettiamo!

A Roccamontepiano per San Rocco c’è un culto molto speciale legato a un leggendario soggiorno del Santo taumaturgico in una grotta dove San Rocco sopravvisse grazie ad una sorgente la cui acqua, in seguito, fu ritenuta curativa. Ancora oggi in occasione del dies natalis i fedeli si recano nella grotta per bagnarsi in segno di devozione, chiedere la guarigione o preservare la salute.

Venuta meno la peste, all’acqua di San Rocco sono state attribuite proprietà curative per tutte le patologie che richiamo la ferita presente sulla gamba del Santo. Spesso i devoti che si recano nella grotta usano camminare scalzi in una sorta di vasca, limitata da un basso muretto, nella quale si raccoglie l’acqua della grotta.

A Roccamontepiano, la statua di San Rocco si trova all’interno del santuario a lui dedicato, situato in via Roma. Il santuario è stato ricostruito negli anni ’50 sopra la grotta dove sorgeva l’antica chiesetta, distrutta da una frana nel 1765. Oltre alla statua principale, all’interno del santuario si trova anche una grotta sotterranea con acqua benedetta e un percorso della Via Crucis, come riporta il sito del turismo abruzzese. La chiesa fu costruita nel Seicento per scongiurare l’epidemia di peste che dal 1654 flagellava il Regno di Napoli. I festeggiamenti in onore di San Rocco sono attestati in documenti risalenti alla fine dell’Ottocento.

I pellegrini, il 16 agosto, giungevano a Roccamontepiano a piedi, portando le scarpe unite per i lacci e la “baschetta” sotto il braccio. Visitata la chiesa, i fedeli praticavano le abluzioni all’interno della grotta e dopo sostavano nei prati e nei boschi limitrofi per consumare il pasto portato da casa. I festeggiamenti prevedevano anche una processione a mezzogiorno seguita dalla sfilata delle conche di rame, riempite di grano e decorate con mazzi di fiori, portate sul capo dalle giovani del paese. L’offerta del grano e l’usanza di distribuire ciambelle con semi di anice richiamano gli antichi riti agrari. Nel 1927 anche Gabriele D’Annunzio si recò in pellegrinaggio come si deduce da una nota riportata in una lettera scritta al Michetti il 31 agosto del 1927 e da un ex voto dedicato a San Rocco conservato al Vittoriale.

Pino Cinquegrana

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