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Pratica della libertà nel pensiero di Hannah Arendt (1906–1975), filosofa e politologa tedesca naturalizzata statunitense, tra i più influenti del XX secolo

L’attualità di Hannah Arendt risiede nella straordinaria capacità del suo pensiero di fornire strumenti per comprendere le crisi contemporanee: dal declino della democrazia alla banalità del male, dalla solitudine nelle masse all’erosione della sfera pubblica. Nei suoi lavori Arendt analizza i regimi totalitari del XX secolo, in particolare il nazismo e lo stalinismo (grande richiamo a tutto il sentire di George Owell nell’opera 1984, ma con particolare riferimento alla Fattoria degli animali). Contemporaneità di un pensiero importante per meglio comprendere crisi e fallimenti sociali e politici dei nostri tempi che presentano strati di atrofismo intellettuale deviato da forme comunicative spesso non leggibili in termini di pensiero critico e propositivo.

La politologa sottolinea che i regimi totalitari non si limitano a controllare politicamente, ma puntano a dominare totalmente l’individuo, distruggendo la spontaneità e l’autonomia del pensiero attraverso l’uso della propaganda, del terrore di massa che inquietano le società di ieri e di oggi.

Arendt segue il processo ad Adolf Eichmann (1906-1962), uno dei principali organizzatori della deportazione degli ebrei. È lei che conia l’espressione “banalità del male” per descrivere il fatto che Eichmann non era un mostro, ma un uomo mediocre, incapace di pensare criticamente, che si limitava a “eseguire ordini” anche se ai limiti di azioni criminose. Il vero pericolo, per Arendt, non è tanto l’odio consapevole, ma la mancanza di pensiero, l’incapacità di distinguere il bene dal male. Prendendo spunto da Socrate e da Kant pensare diventa antidoto del Male, Arendt esplora la relazione tra pensiero e giudizio morale. Per lei, pensare significa “mettere in discussione”, ed è l’unico antidoto contro la banalità del male. In questo senso La vera politica nasce quando le persone agiscono insieme in pubblico, creando un mondo comune. Hannah Arendt non fu una filosofa sistematica, ma una pensatrice originale e critica. Il suo lavoro ha contribuito in modo decisivo alla riflessione su: la responsabilità, individuale, il pericolo dell’obbedienza cieca, il valore della libertà e della pluralità. In conclusione, Per Arendt, ogni persona è moralmente responsabile delle proprie azioni, anche dentro un sistema che pretende obbedienza assoluta. Ecco perché sottolinea la Arendt: “la responsabilità è individuale, anche in un contesto collettivo: non può essere annullata dalla burocrazia o dal conformismo”.

Pino Cinquegrana

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