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LaFabbrica svela ‘Dopo tutto sono io’: l’affermazione dell’io tra relazione e distanza

Con il nuovo singolo Dopo tutto sono io, LaFabbrica torna a interrogarsi sul delicato equilibrio tra il bisogno di affermarsi e quello di lasciarsi attraversare dall’altro. Il brano si muove in quello spazio di passaggio dove la relazione si confronta con la distanza, il dialogo con il silenzio, e l’identità con il cambiamento. I versi si adagiano su un confine sottile, in cui la fragilità non è negata, ma accolta come parte del percorso.

In questa intervista, il progetto racconta come la coerenza tra musica, parole e immaginario visivo nasca da una visione condivisa, in cui le influenze musicali si amalgamano senza forzature e ogni dettaglio si fa espressione di un’urgenza sincera. Al centro, la volontà di lasciare all’ascoltatore la libertà di interpretare, perché la musica – come l’identità – non è mai una definizione chiusa, ma un processo in continua evoluzione.

Il titolo “Dopo tutto sono io” ha una forza affermativa. Che significato ha per voi l’identità oggi, nella musica e nella vita?
L’identità oggi è un tema complesso, spesso legato a dinamiche di affermazione personale che rischiano di diventare esclusione dell’altro. Per noi, invece, significa riconoscere e custodire la propria unicità senza che questo implichi screditare quella altrui. Dopo tutto sono io è un’affermazione frutto di un processo elaborazione personale, di una presa di coscienza. Nella musica come nella vita, cerchiamo di rimanere fedeli a ciò che siamo, sapendo che l’identità è qualcosa che si costruisce nel tempo, nel confronto, facendo i conti con sé stessi.

Come riuscite a mantenere coerenza tra testi, musica e immaginario visivo nei vostri progetti?
Crediamo che la coerenza tra gli elementi artistici nasca in modo naturale da un’appartenenza condivisa e da un vissuto comune. Ogni scelta, dal suono all’estetica visiva è il riflesso di esperienze che abbiamo attraversato insieme., questo ci aiuta a costruire un linguaggio coerente, dove ogni dettaglio contribuisce a dare coesione alla nostra visione musicale.

In che modo i vostri ascolti e influenze hanno influenzato la forma finale di questo singolo?
È n processo quasi inconscio, simile all’osmosi, gli ascolti e le influenze che ci accompagnano da sempre finiscono per infiltrarsi nella scrittura e negli arrangiamenti senza forzature. Inevitabilmente ciò che ci ha formato, emozionato o ispirato è destinato a lasciare una traccia. In questo singolo emergono molte atmosfere che parlano dei nostri ascolti, ma filtrate attraverso il nostro linguaggio e il nostro vissuto.

Quanto è importante per voi lasciare aperta l’interpretazione di un brano come questo, senza imporre un’unica lettura?
È un aspetto che ci affascina molto, che spesso sfugge al controllo di chi scrive. Molte volte si lavora proprio su quel confine sottile tra il bisogno di raccontare un’emozione in modo autentico e la consapevolezza che una volta condivisa, quella stessa emozione possa assumere significati diversi per chi ascolta. Lasciare spazio all’interpretazione è un modo per rendere viva la musica e creare un legame con l’ascoltatore.

Guardando al futuro, cosa desiderate che LaFabbrica continui a rappresentare nella scena musicale?
Ci piace vivere il presente come la forma più autentica di gratificazione. Guardando avanti, speriamo che LaFabbrica possa continuare a essere un luogo sonoro in cui rifugiarsi e riconoscersi. Se riuscissimo a rappresentare uno spazio emotivo sincero per chi ci ascolta, allora sentiremmo di aver fatto qualcosa che conta davvero.

Chiara Stanzani

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