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La crisi della Germania è profonda, ricorda le difficoltà greche

Mai dire mai nella vita. I tedeschi vivono un momento di profonda crisi economica che ricorda molto da vicino le difficoltà greche di qualche anno addietro. Il politico Panagiotis Lafazanis visse in prima persona la crisi della Grecia essendo Ministro. All’epoca i tedeschi suggerirono ad Atene anche di vendere le proprie isole. A parti invertite sono ora i greci a suggerire la stessa soluzione! Panagiotis Lafazanis spiega alla Bild come trovare risorse aggiuntive riprendendo una ricetta che il giornale suggeriva il 4 marzo del 2010: “Vendete le vostre isole”.

Panagiotis Lafazanis, 71 anni, ministro dell’Energia e dell’Ambiente nel 2015 sotto Alexis Tsipras e il ministro delle finanze Yanis Varoufakis, rilancia, sentito dalla Bild. “Due sono le soluzioni. Il governo dovrebbe imporre tasse di emergenza sia ai cittadini sia alle imprese, il che innescherebbe una crisi ma porterebbe entrate importanti. In alternativa, potrebbe prendere in considerazione la vendita di beni pubblici come le isole, al fine di raccogliere ingenti somme di denaro in tempi rapidi. “La Germania dovrebbe quindi vendere isole come Sylt o Helgoland?” si chiede il tabloid.

Lafzanis tira anche in ballo la Troika, trio composto dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dall’Unione Europea. “Se i tedeschi non riescono a tenere la situazione sotto controllo, allora dovranno mettersi sotto la supervisione della troika” suggerisce l’ex ministro greco.

In Germania tutto è precipitato con la recente sentenza della Corte costituzionale tedesca che ha messo in dubbio l’uso dei fondi speciali fuori bilancio per supportare l’economia, chiedendo che fossero conteggiati dentro al budget federale. Per il cancelliere di fatto “la Corte riconosce che la capacità abituale di un bilancio regolare non è sufficiente in queste situazioni di emergenza”.

Il cancelliere ha confermato in parlamento a Berlino che il suo governo chiederà allo stesso Bundestag una nuova sospensione della norma costituzionale detta del “freno al debito”. Scholz non ha pronunciato la parola “Schuldenbremse” (“freno al debito” o “all’indebitamento”) ma l’articolo 115 della Costituzione tedesca è quello che impone “l’indebitamento netto strutturale massimo consentito è limitato allo 0,35 percento del prodotto interno lordo”, imponendo un sostanziale pareggio di bilancio. Cosa faranno ora i tedeschi?

Redattore Travel

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