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Perugia. Presentata la monografia dedicata a Renzo Scopa

Rivive Renzo Scopa nel numero monografico della rivista “Vivarte”, tutto dedicato all’artista urbinate di nascita che ha operato in Umbria per tutta la vita. L’iniziativa è stata presentata il 21 novembre in Sala della Vaccara, alla presenza di Leonardo Varasano, assessore alla Cultura del Comune di Perugia, Saulo Scopa, figlio dell’artista e Maria Luciana Buseghin, antropologa e scrittrice. “Renzo Scopa, immagini, figure, volti a cura di Gualtiero De Santi”: un piccolo zibaldone del lavoro di Scopa dal 1954 fino alla fine degli anni ’90.

“Oggi ricordiamo un grande artista – esordisce l’assessore Varasano – nel novantesimo dalla sua nascita e nell’approssimarsi del venticinquennale dalla sua scomparsa. Lo facciamo conservando la sua memoria ma volendo fare un passo già nel futuro. Perché accoglieremo, nei prossimi mesi, una nuova esposizione delle sue opere negli spazi del Comune”. Una personalità e un’arte segrete quelle di Scopa, conosciute in vita solo da pochi intimi amici e nutrite di un bisogno fortissimo di ricerca e di libertà creativa. “Fu Pietro Scarpellini – prosegue Varasano – a definirlo “un artista che si è nascosto per tutta la vita. Una mosca bianca. Una sorta di disperata difesa, una protesta silenziosa contro la volgarità invadente”, nell’intento di salvare “almeno qualcosa della propria autonomia artistica” mantenendo fedeltà alla sua vocazione di grafico”.

Nel ringraziare il Comune di Perugia, Saulo Scopa ricorda “La Maschera dell’Uomo”, la prima mostra esposta a Perugia nel 2004 in apertura del ciclo pittorico. “Nel 1960 proprio a Perugia – sottolinea – fu premiato con la medaglia d’oro della Pro Civitate Christiana di Assisi per un’acquaforte degli anni ’50 raffigurante una Crocifissione. Credo che mio padre abbia ricercato nelle sue opere l’utopia di una perfezione espressiva per tutta la vita, e perciò abbia sempre lavorato rimandando il momento dell’esposizione delle proprie opere”.

Maria Luciana Buseghin ha sottolineto la forte spiritualità di Renzo Scopa che si esprimeva nelle sue opere caratterizzate da elementi molto presenti di solitudine e sofferenza degli uomini ma anche della natura, evidenziando con molto anticipo rispetto a oggi il degrado della natura. Nelle sue opere emerge un rapporto fortissimo con alberi, animali, piante. “E’ evidente – spiega l’antropologa – il rapporto dell’artista con le altre dimensioni, in un’ottica mistica che emerge nei colori, nelle luci e nelle ombre dei dipinti, specialmente in quelli realizzati con la tecnica del dripping”. Ricorda anche l’apprezzamento per Renzo Scopa del prof. Tullio Seppilli che evidenziò il rapporto delle opere dell’artista, soprattutto grafiche, con la letteratura popolare medievale, la forte apertura verso le culture mesoamericane, la presenza di poveri, deboli, perseguitati, vessati dal potere laico ed ecclesiastico, e interpretò il suo non voler entrare nel mercato dell’arte proprio come una presa di posizione contro i circuiti del potere. In una dimensione intellettuale che Scopa ha indagato anche nella letteratura, con molti testi tra i quali il libro legato ai suoi viaggi e alle sue attività in Lucania.

Redattore Travel

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