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Il matrimonio gay divide l’Europa: chi lo riconosce e chi invece punta sulle unioni civili

L’Unione Europa sul fronte dei diritti civili non ha un’unica legislazione. Ogni Stato membro, infatti, riconosce o meno il matrimonio gay. In Italia, ad esempio, ci sono le unioni civili. Il matrimonio gay è la legalizzazione civile dell’unione di due persone del medesimo sesso con la conseguente acquisizione di diritti e doveri da parte della coppia (eredità in caso di morte del coniuge, possibilità di assumere decisioni sulla salute del partner, sconti famiglia, tutele in caso di separazione, reversibilità della pensione). Invece l’unione civile è la convivenza tra due persone che non devono per forza essere omosessuali. Il legame in questione comporta dei diritti per i coniugi. Così come nel caso dei matrimoni gay, le unioni civili non sono legalmente riconosciute in tutto il Mondo.

Ad oggi il matrimonio gay in Europa è riconosciuto legalmente in 16 Nazioni: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Poi ci sono 11 Stati che riconoscono l’unione civile: Andorra, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Italia, Liechtenstein, Slovenia e Svizzera.

San Marino permette l’immigrazione e la convivenza del partner di un suo cittadino. Invece la Polonia consente la coabitazione con effetti molto limitati. Armenia ed Estonia riconoscono i matrimoni omosessuali celebrati all’estero in qualsiasi giurisdizione dove siano consentiti. La Slovacchia riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso svolti all’interno dell’Unione europea e comprendenti almeno un cittadino UE.

Sono tante le Nazioni europee che non riconoscono forme di unione tra coppie di persone dello stesso sesso. Il matrimonio viene definito in forma esclusiva come un’unione tra uomo e donna nella carte costituzionali di Armenia, Bielorussia, Bulgaria, Croazia, Georgia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Moldavia, Montenegro, Polonia, Serbia, Slovacchia e Ucraina. L’Armenia riconosce i matrimoni omosessuali svolti all’estero, mentre la Croazia e l’Ungheria riconoscono le “partenership” tra persone dello stesso sesso.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha trattato nel tempo diversi casi connessi al riconoscimento legale alle coppie composte da persone dello stesso sesso. I giudici hanno dichiarato che la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali impone a tutti gli appartenenti all’UE di fornire un riconoscimento legale, pur non spingendosi fino a chiedere che l’istituto del matrimonio venga aperto anche alle coppie omosessuali.

All’interno del sistema governativo comunitario si è discusso sulle modalità da imporre agli Stati membri perché si potesse giungere al riconoscimento dei matrimoni omosessuali nelle diverse legislazioni nazionali, nonché delle unioni civili o della registrazione di partnership per i cittadini europei, facendo garantire il diritto alla libera circolazione dei cittadini stessi in quanto “membri di una famiglia”.

Germano Proietti

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